Thomas Pynchon è uno degli scrittori più enigmatici della letteratura contemporanea. Ha costruito romanzi che sembrano labirinti: complotti globali, personaggi eccentrici, scienza, politica e cultura pop si intrecciano senza mai dare un unico filo da seguire. “L’arcobaleno della gravità” o “V.” non si leggono come un viaggio lineare: sono mondi da esplorare, in cui ci si può smarrire.
Parte del fascino di Pynchon sta nella sua capacità di raccontare il caos con ironia. La sua prosa è densa, ma improvvisamente può diventare comica, grottesca, surreale. È come se ci dicesse che la vita non è mai un sistema ordinato e che ogni tentativo di controllarla è destinato a fallire.
Schivo e raramente fotografato, Pynchon ha scelto di lasciare che a parlare siano solo i suoi libri. Questo ha alimentato il mito, ma anche un senso di libertà: leggere Pynchon significa accettare di non capire tutto, di lasciarsi trascinare da un flusso in cui ogni pagina può nascondere una scintilla imprevista.